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Produttori: Novaia – Veneto

Fonte: LaVinium

Sono sempre più numerose le aziende che hanno scelto di produrre vino con un occhio di riguardo alla sostenibilità, e Giampaolo e Cesare Vaona non fanno eccezione. Dal 2010 il fotovoltaico è divenuto la fonte in grado di fornire tutta l’energia necessaria per portare avanti l’attività, mentre in vigna si lavora da tempo in regime biologico…

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Portaci un altro litro – Perché Roma non beve il vino dei Castelli. Il primo eBook di laVINIum, in distribuzione gratuita

Fonte: LaVinium

È in distribuzione gratuita sul nostro sito il nuovo eBook-inchiesta sul mercato vinicolo di Roma, Città del vino, prima piazza vinicola d’Italia, dove si commercia il 17% del prodotto nazionale ma soltanto il 6% di quello del territorio circostante (fonte: Arsial, 2012). Nel saggio, di cui è autore Maurizio Taglioni, direttore responsabile di Lavinium, sono riportati i risultati di una ricerca concepita e sperimentata in ambito…

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La solitudine dei numeri uno. A cena da solo come Umberto Bossi

Fonte: IntraVino

Cenare da soli. E’ una cosa triste? Oppure è un momento come un altro, nel quale magari si sta un po’ in pace, coi propri pensieri? E soprattutto: come mai ci si ritrova ad un tavolo tutti soli? E’ colpa di quelle lattine sulla tovaglia? Coca Cola, forse un chinotto, forse Sprite.

La bottiglia d’acqua sembra quella disegnata da Matteo Thun. Sarà mica a causa di quel che beviamo? Oppure sei proprio Umberto Bossi, dopo un comizio a Tresore Cremasco: e alla cena i leghisti t’hanno dato buca, nessuno s’è seduto al tavolo con te. Ma allora la Coca Cola non c’entra.

[Immagine: Corriere della Sera]

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Domande perfino ovvie: in quale nazione sorgerà la più grande città del vino al mondo?

Fonte: IntraVino

THE GUARDIAN. Il comico David Mitchell è stanco di sentirsi chiedere al ristorante di controllare il vino prima che gli venga versato nel bicchiere. A che servono i sommeliers? Forse lo chef esce dalla sua cucina per chiedere al cliente se secondo lui il pollo è cotto? Oppure il chirurgo si consulta con il malato per controllare se i bisturi sono a posto prima di aprirlo? Quindi basta ‘far finta di’ e che ognuno faccia il proprio lavoro.

NEW YORK DAILY NEWS. Una donna moderna non uscirebbe mai senza la bottiglia di vinello preferito. Questo deve aver pensato la stilista svizzera Claudia Eicke quando ha disegnato una borsa in pelle di capra con una doppia base a forma di tunnel dover riporre una bottiglia di vino o di champagne pronta ‘just in case’. La borsa si chiama Envoyage Taschen Weekender e costa intorno ai 1,100 euro. Come dire, uno di quegli oggetti di cui fortunatamente si può anche fare a meno.

TIMES LIVE. Tra le varie Apps dedicate al vino vale la pena segnalare la prima che dichiara di essere contro ogni forma di snobbismo spesso attribuito a esperti e/o conoscitori. Andy Hadfield di Real Time Wine, assicura che la sua App è fatta sulle raccomandazioni della gente, infatti i vini sono classificati in base a parole tipo ‘yum’ (buono) ‘hmm’ (così così) e ‘yuk’ (schifoso). Totalmente banditi sono commenti che parlano di bouquet, compote (conserva di frutta) o sweaty saddle (sella sudata).

THE DRINKS BUSINESS. Changyu Pioneer Wine Co, nota come la più grande cantina della Cina, ha stanziato oltre 700 milioni di euro per costruire in Yantai, nella provincia di Shandong, la più grande città di vino al mondo. Il progetto utilizzerà 413 ettari e sarà anche un centro di ricerca oltre che un centro fieristico. L’apertura al pubblico è prevista per il 2016 e c’è da scommettere che questa data verrà rispettata. Changyu Pioneer Wine Co fu fondata nel 1892 con i vitigni importati da Bordeaux, Borgogna e Alsazia.

THE WASHINGTON POST. Il Canada sta pensando di abbandonare il monopolio sugli alcolici, da tempo criticato anche dalle cantine dello stato di New York che fanno fatica ad applicare i prezzi del libero mercato a poche miglia dal confine. Naturalmente ci sarà un prezzo da pagare perchè il governo canadese chiede di essere ammesso nel Trans-Pacific Partnership, l’organizzazione che controlla i traffici commerciali del Pacifico con i paesi asiatici.

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Il Masna si fa Bordeaux, e fa di nuovo centro su iPhone

Fonte: IntraVino

Già me lo immagino Alessandro Masnaghetti, l’editore di Enogea, che mentre fa i soliti giri di degustazione per gli Chateau bordolesi chiede insistentemente di parcelle, vigneti, impianti e suddivisioni nel territorio vinicolo più dorato al mondo. Immagino le facce dei francesi che si chiedono come mai ad un italiano interessi così tanto ficcare il naso in questioni come queste. Non avranno fatto fatica a capire di chi si tratti, e adesso saranno, come noi, molto soddisfatti del risultato: la app per iPhone più completa per capire  - o cominciare a capire – Bordeaux e la sua geografia, partendo dal Médoc.

L’applicazione si presenta con un’interfaccia molto simile a quella per l’area di Barolo (già recensita), e la struttura ne ricalca le basi. C’è infatti la possibilità di consultare la mappa standard, con varie scale (da regionale fino a comunale) fino ad individuare i singoli Chateau in base al vigneto come vediamo in questa sequenza per Chateau Latour.

Oppure si può usare la ricerca alfabetica, o per classificazione (quella dei cru del 1855) che permette di scoprire uno ad uno i vari Chateau, e capire dove si trovano nella realtà. Molto ben fatte le schede delle singole aziende con dati basilari (produzione, vitigni, ettari) e mappe dettagliate dei singoli vigneti di proprietà con la bella e utile indicazione delle aree usate per i Grand Vin, e quelle per le altre produzioni. Peccato che manchino i dati relativi alla geologia e ai suoli, ma immagino la difficoltà quasi insormontabile a reperirli tutti. Sarebbe stato interessante confrontare la mappa dei vigneti con quella del sottosuolo, visto che si parla sempre dello strato geologico come fosse un mantra.

Come nella mappa di Barolo il problema, o il limite maggiore, è la scarsa interazione tra mappa tematica (per intendersi quella con le aree colorate degli Chateau) e quella satellitare di Google dove viene sì indicata la posizione della cantina, ma non ci sono le sovrapposizioni con i vigneti e la lettura non è agevole; oltretutto non compaiono i nomi delle altre cantine se non quella che stavamo cercando, mentre invece sarebbe divertente esplorare la mappa pollice  a pollice e saltare da azienda ad azienda. Ma non è detto che in futuro qualcosa non cambi o non venga aggiornato.

Un’applicazione per tutti gli amanti di Bordeaux e per chi voglia avvicinarsi a questa regione; un prodotto imprescindibile anche se poco friendly per i non addetti.

  • Prezzo: 6,99 €
  • Categoria: Mode e tendenze
  • Pubblicato: 05/06/2012
  • Versione: 1.0
  • Dimensioni: 29.7 MB
  • Lingua: Inglese
  • Sviluppatore: Alessandro Masnaghetti Editore
  • © 2012 Alessandro Masnaghetti Editore
Valutazione: 4+

Requisiti: Compatibile con iPad. Richiede l’iOS 4.2 o successive.

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WTF | La crisi dell’euro spaventa i mercati ma non il glorioso popolo greco

Fonte: IntraVino

FINANCIAL TIMES. Jancis Robinson, nota come Master of Wine ma anche come voce autorevole del wine-web-world, riflette su come Internet ha cambiato il mondo del vino. Con siti quali Wine-searcher.com e CellarTracker.com i consumatori possono farsi un’idea del prezzo giusto e della qualità di un vino. Ma la vera rivoluzione l’ha fatta Twitter che ha piegato alla sua corte anche i proprietari di famosi Châteaux quando hanno capito che i prezzi non si fanno più a tavolino come un tempo, ma leggendo i giudizi degli esperti twittanti alle degustazioni. Infine secondo la Robinson un altro vantaggio portato dalla rete, e utile ai secchioni del vino come lei, è la possibilità di studiare da casa le liste dei ristoranti. Un grande vantaggio a discapito di quei wine buyers che si ostinano a compilare una bibbia anzichè una selezione di vini.

REUTERS. Secondo l’American Association of Wine Economists i prezzi dei vini di prestigio rispetto a un anno fa sono scesi del 25- 40%, un motivo in più per diversificare il portfolio di investimenti. Gli esperti dicono che gli investitori dovrebbero considerare il vino come l’oro, limitandosi però a investire non più del 10%. Dopo i picchi raggiunti nel 2009 e poi nel 2010 oggi assistiamo a un ridimensionamento dei prezzi e quindi per investire senza rischi è meglio scommettere sui cavalli vincenti di sempre. Secondo Christian Moueix, co-proprietario di Chateau Petrus, è bene ricordare anche che il vino è fatto per essere bevuto e che, come diceva suo padre, un nuovo anno porta sempre un nuovo raccolto da scoprire.

BUSINESS FINANCIAL POST. La Cina occupa il quinto posto tra i paesi consumatori di vino e questo grazie anche a una piccola rivoluzione culturale avvenuta durante i tanti pranzi ufficiali dove fino a poco fa si brindava con il baijiu, un vino ricavato dall fermentazione del riso. Secondo la tradizione il liquido non si sorseggia ma si butta giù al grido di ‘Ganbei!’, cioè vuota il tuo bicchiere, subito riempito per un altro brindisi. Ma il desiderio di adottare usi e costumi dell’ovest ha portato sulle tavole dei cinesi il vino che vedono come uno dei simboli di emancipazione e di cultura. Dal momento che le molteplici sfumature dell’uva possono essere apprezzate solo a piccole dosi, il nuovo trend ai banchetti ufficiali è sorseggiare.

REUTERS. I produttori della Grecia hanno tirato un sospiro di sollievo alla notizia che il paese resterà nella zona euro, almeno per ora. I winemakers attualmente impegnati in un tour internazionale di promozione hanno unanimemente sostenuto la necessità di rimanere con l’Europa che garantirà stabilità e competitività sul mercato. Panagiotis Papagiannopoulos, winemaker di Tetramythos ha dichiarato che nel corso degli ultimi 50 anni il popolo greco ha visto cose di gran lunga peggiore dell’attuale crisi che appare poco più di problemino da risolvere.

STUFF. In Nuova Zelanda il chimico Robert Keyzers dice che, riuscendo a isolare le molecole che conferiscono il caratteristico aroma al vino Sauvignon Blanc, consentirà in futuro di modificarlo per incontrare i gusti dei mercati asiatici. I tioli che sono presenti in tutti i vini ma non nell’uva da cui si producono, sono responsabili di queste sfumature. Capire come si formano significa anche poter fare un vino su misura.

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Da oggi Ezio Rivella è l’ex presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino

Fonte: IntraVino

La notizia arriva dal sito Winenews (pdf), l’home organ di Montalcino, e fa un certo effetto: il cavalier Ezio RIvella si è dimesso dalla carica di presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino. “Motivi strettamente personali – spiega il cavaliere – legati alle mie attività ed esigenze familiari, che non mi consentono più di svolgere l’incarico al meglio”. Rivella conserverà comunque il suo posto nel CdA. Il comunicato gronda soddisfazione per il lavoro svolto, l’armonia ritrovata del consorzio e i progetti di comunicazione avviati. Noi, che notoriamente siamo scettici, ci chiediamo: che film ha visto il Cavaliere?

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Questo vino mi piace/non mi piace: tutto il resto è noia?

Fonte: IntraVino

Quali sono i parametri di riferimento accettabili per mettere due vini a confronto? Tempo fa un match fra Carema ‘89 e La tache ‘04, durante una goliardica cena fra amici, generò una discussione interessante in cui fui mediamente lapidata. Esagerati sono pur sempre una signora! Prima di assegnare un voto che di oggettivo non ha nulla, mi pare ovvio che una commissione di professionisti in assaggio debba attenersi a canoni di selezione condivisi con una scelta dei campioni omogenea ma, spesso, l’ordinaria amministrazione è ben diversa. Di solito i vini li proviamo a tavola, con leggerezza tra amici e non sempre fra i commensali c’è il celopelista della situazione (celopelismo: abilità nel cercare il pelo anche in assenza di uovo).

Quindi: se mi muovo all’interno della categoria vino, posso dire che un Brunello di Montalcino mi piace più di un Barbaresco? O che un’annata troppo giovane di un grandissimo vino mi soddisfa meno di un ottimo millesimo di etichetta più semplice, ma perfettamente bevibile? Domanda retorica perché questo avviene in tutte le categorie della critica, mica solo nell’autoreferenziale mondo del vino. Il film C’era una volta il West mi è piaciuto più di Via col vento e posso tranquillamente affermarlo sul tram, senza che alcuno mi si scagli contro. Eppure sono generi completamente diversi. Nel vino invece no, certi raffronti sono banditi. Perchè mai? E poi che giustificazione sarebbe quella sulla differenza di annata? Perchè dovrei ogni volta immaginare in proiezione futura un vino giovane che non si concede? Con quello che mi costa qui e ora, poi!

Domanda: perchè tu, ristoratore, proponi in carta dei vini troppo giovani e perciò poco leggibili? Se vado al ristorante il vino lo voglio bevibile e, soprattutto, pronto come il mio contante.

Termino con la domanda delle cento pistole: visto che pago, sono legittimata o no a dire che anche il prezzo è un termine di paragone?

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Terremoto: gravissimi danni all’Ambasciata di Quistello

Fonte: IntraVino


Sono purtroppo assai rilevanti i danni subiti dall’Ambasciata di Quistello, storico locale stellato nel mantovano, in seguito al sisma del 29 maggio. Arredi, cristalleria, ma soprattutto 4.000 bottiglie distrutte in una cantina che ha fatto epoca, avendo accumulato nei decenni una serie di chicche, sia italiane che francesi, che sarebbe impossibile elencare.

Posta al di fuori dello spazio-tempo, l’Ambasciata è portabandiera di quel classicismo che oggi sfocia nel barocco (risultando, se volete, demodé), ma è uno di quei luoghi, assieme al San Domenico di Imola, dove tutti i giovani che si avvicinano al mondo della ristorazione con velleità critiche dovrebbero mangiare, per capire dove giacciono le radici dell’alta cucina italiana. Nonostante il declassamento della Michelin, da due a una stella, avvenuto due anni fa.

Una ferita grave, lo chef e patron Romano Tamani è in lacrime, ma non disperato: sostiene che la struttura non abbia subito danni troppo gravi, e annuncerà il prima possibile la data della riapertura. Noi lo abbracciamo e gli porgiamo il più caloroso degli in bocca al lupo.

[Crediti | Immagine: Gazzetta di Mantova]

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Grati e la Rùfina sospesa nel tempo. Due assaggi di imbottigliamenti tardivi, dopo 12 anni di botte

Fonte: IntraVino

La Rùfina è uno di quei misteri quasi insondabili del vino Toscano. Da sempre cantina di Firenze, in quanto zona fresca e alta a ridosso della città; sede di grandi imbottigliatori e di grandi famiglie come Castello di Nipozzano di Frescobaldi, e piccoli grandi tesori che quasi tutti conosciamo come Selvapiana, Frascole, Travignoli. Poi, in generale, quando si parla di Grati e Villa di Vetrice, ci vengono in mente tante bottiglie in GDO a prezzi convenienti, e qualità a dir poco controversa.

Eppure anche qui, complice il tempo e le cantine storiche ultracentenarie (sono almeno cinque le generazioni di Grati che fanno vino nella villa del 1300), si scoprono meraviglie. L’idea, o l’usanza, è quella di conservare da parte vecchie e grandi annate, senza particolari logiche commerciali dietro. Rùfina e IGT Sangiovese, Canaiolo e Colorino, con oltre i 2-3 anni in botti di legno, stanno in una sorta di limbo indefinito, nelle grandi vasche di cemento, per poi essere imbottigliate alla bisogna o su richiesta di particolari mercati o committenti.

A noi sono toccate due bottiglie incredibili. Un 1995 IGT Grato dei Grati (che appunto esce con una dizione “Grandi Annate” in etichetta) e una Riserva Rùfina del 1997.

Il Grato dei Grati 1995 ha colore scuro, sveglio, vispo ed incredibilmente giovane, e ha profumi di mallo di noce, cuoio e alloro, sandalo e pepe, cupo ma non oscuro con bocca carnosa, succulenta, che sa di carne e liquirizia e mirtillo, con un finale giovanile sospeso nel tempo. 90.

Il Villa di Vetrice Chianti Rùfina Riserva viene dall’ex “annata del secolo” 1997 e sa di viola e pepe, lavanda e mirto, vetiver, sottofondo balsamico quasi mentolato, e si rivela in bocca sapido e croccante, un vino che rispecchia l’intimità della Rùfina nel midollo ma con una polpa inusitata (88). Se poi pensiamo ad altri 1997 assaggiati in zone ben più rinomate il confronto è impietoso.

L’assaggio ci lascia stupiti ma felici e scrive, o riscrive, un passaggio molto interessante per il Sangiovese in evoluzione, per la capacità di mantenere succo, polpa e frutto molto più a lungo e in maniera molto diversa dal “classico” stile montalcinese. Aspettiamo curiosi i prossimi imbottigliamenti tardivi, e qualche suggerimento.

[Crediti | Immagine: ChiantiRufina.com]

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Una donna posa nuda per il Barolo della cantina Clavesana. Ma ha ottant’anni

Fonte: IntraVino

“Barolo, nient’altro.” è lo slogan che accompagna questa foto. Ritrae Michela Ferrero, una vignaiola che ha posato nuda per la campagna pubblicitaria della Cantina Clavesana. Il fotografo, Mario Felice Schwenn, ha un passato di tutto rispetto con la cantina toscana Dievole. Chiaro e semplice lo scopo, come spiega la direttrice della cantina, Anna Bracco: «Vogliamo lanciare un messaggio coraggioso e provocatorio: il Barolo non teme il tempo e mantiene intatto il suo fascino a qualunque età». Domande che esigono risposte ponderate: questa foto vi lascia indifferenti, vi disturba o vi piace? La considerate una provocazione o siete d’accordo con la direttrice Bracco?

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Cercasi mamma italiana pratica di cucina. Telefonare Joe, ore pasti

Fonte: IntraVino

DAILY MAIL. Il produttore di vino più noto della GB, Chapel Down, un anno fa si è recato con il suo staff in Mendoza Argentina per selezionare le uve di Malbec facendosele poi spedire in Europa a 5 giorni dalla raccolta. A casa ha prodotto il vino English Salute lanciandolo come il risultato di una vera e propria collaborazione tra i due paesi. Questo Malbec venduto alla ristorazione perché non etichettabile secondo le attuali leggi in vigore, dimostra come nei fatti si possano superare certe turbolenze politiche riaccese dal trentennio dalla guerra delle isole Falkland. Da un punto di vista strettamente vinicolo questa esperienza dimostra invece come potrebbe cambiare il trasporto dei vini, privilegiando l’uva piuttosto che la bottiglia con grandi risparmi sui costi e riducendo l’inquinamento ambientale.

BBC. Negli ultimi quattro anni molti di coloro che hanno investito soldi acquistando vini di importanti case vinicole hanno perso fino a 100 milioni di sterline in seguito al fallimento di alcune agenzie britanniche che hanno gestito questo tipo di investimenti. All’inizio della crisi economica che si è poi ramificata e divesificata come sappiamo, molti dissero e scrissero che il vino era considerato tra i beni sicuri per coloro che avevano denaro da investire ma non si fidavano né dei titoli di carta né delle banche barcollanti nel buio. Il fallimento di oltre 50 agenzie specializzate ha bruciato milioni di risparmi e i più fortunati riusciranno a recuparare dai liquidatori solo 15 o 20 centesimi per ogni sterlina investita.

THIS IS LOCAL LONDON. Barefoot Wine Beach Rescue Project è una campagna di pulizia delle spiagge partita dalle California e sponsorizzata dalla cantina Barefoot Wine & Bubbly. Nel 2011 è approdata anche sulle coste europee e precisamente in GB dove i volontari hanno raccolto 2.5 tonnellate di immondizia ottenendo come ringraziamento un bicchiere di vino californiano. Ora i volontari si stanno organizzando per la pulizia delle rive del Tamigi che avverrà l’8 luglio al costo di un bicchiere di vino a partecipante. Che fantastico modo di sponsorizzare un prodotto.

WALL STREET JOURNAL. In questa notizia di vino c’è solo il nome del ristorante Enoteca di Staten Island in NYC. Il proprietario pubblica ogni settimana su Amercan Oggi questo annuncio in italiano: cercasi donne per cucinare piatti regionali italiani nella famosa ENOTECA MARIA in Staten Island. Lavoro parziale (una sera a settimana), ottima paga. Chiamare Joe. L’idea è quella di avere ogni settimana una “nonna” capace di cimentarsi con le tradizioni culinarie delle regioni italiane. In un periodo in cui si parla tanto di ‘fuga di cervelli’ non sarà anche il caso di cominciare a pensare alla fuga di braccia con cervello?

DAILY MAIL. Piceatannol è una delle sostanze contenute nel vino rosso è che ritarderebbe la formazione di nuove cellule di grasso nel corpo umano. Quindi secondo i ricercatori potrà essere utilizzata per prevenire e forse anche per curare l’obesità. Le ricerche condotte in America e pubblicate sul Journal of Biological Chemistry dimostrano che ancora una volta un moderato consumo di vino allunga la lista delle malattie prevenibili, che già comprende attacchi cardiaci, malattie neurodegenerative e cancro. Leggiamo questa notizia con l’augurio che nessuno domani la smentisca e con la speranza che presto qualcuno ci dica anche che il vino può darci gli addominali a tartaruga.

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Rocky, Rambo e gli ultimi scampoli di fiera. Tre assaggi di cui poco si parla

Fonte: IntraVino

Rocky, Rambo
E all’inizio del nuovo millennio la terza forma della Trimurti vendittiana – quella più ambientalista, nota all’anagrafe come Gordon Matthew Thomas Sumner – realizzò che la georgica Toscana poteva offrire spunti di riflessione e ispirazione artistica, oltre a un ambiente più salubre del Cessna e a cibi più sani di quelli serviti a bordo. Così, tra un incursione nella musica inglese del Rinascimento e un cofanetto giubilare, acquistò un poco di terra in Valdarno, appena trecentocinquanta ettari, comprendenti appena sei piccoli laghi e la dotazione d’ordinanza: villa, boschi, oliveto e vigna. Questa è Tenuta Il Palagio, che presentava al Vinitaly i suoi tre nazionali esportazione (con filtro): l’every day Chianti, cioè il Chianti Colli Fiorentini When We Dance ‘10 (sangiovese con 5% di canaiolo e colorino), semplicemente buono, il più verace dei tre. Ciliegia, buccia di pesca e fiori blu al naso, beva assai agevole, credibile corredo di frutto rosso, un’eco ferrigna, sorso asciutto e pieno fino al finale piacevolmente terroso. Con il Toscana IGT Casino delle Vie ’09 il taglio toscano accoglie un saldo di merlot e cabernet sauvignon che raffrena il mordente del sangiovese. Sensazioni di frutto maturo, terrine de canard, jalapeño e bosco, bocca che apre in polpa e morbidezza, disbriga i preliminari e si svolge asciutta e lesta, chiudendo su tannini alquanto ruvidi. Per finire, l’omaggio alla supertuscanitas, vero vino urbi et orbi: Sister Moon ’08, cioè sangiovese, merlot e cabernet sauvignon giustapposti ad arte. Morbido e di struttura importante, foncé, sciorina subito liquirizia e mora, lo strumentario di terpeni e pirazine dei due forestieri, la vaniglia e le tostature del rovere nuovo. Accattivante e impersonale, lo dico al responsabile commerciale che non si scompone. Tanto il vino si vende, specialmente in quelle outlandos d’amour dove si compra in valuta diversa da quella comune europea.

Carnuntum
È un peccato che i vini di Jörg Bretz siano irreperibili in Italia. Sono buoni, offrono ora rondeur e grassezza ben calibrate, insieme a infuse eleganze fruttate e minerali; ora un incedere leggiadro, scandito da eminenti freschezze soprattutto agrumate. Le degustazioni di Riserve in occasione delle fiere dimostrano attitudine all’invecchiamento. Non bastasse, sono persino economici. A Cerea si poteva degustare almeno una dozzina di vini delle tre aziende curate e rappresentate da questo viticoltore ed enologo: Bretz, Andert e Zwickelstorfer. Posso riferire di un grande Pinot Bianco ’08, sintesi di sale, cedro ed erbe aromatiche (salvia, menta, melissa), preciso e graduale al sorso, prima fresco e ficcante, nel secondo tempo maturo e rotondo nelle gradazioni di agrumi e spezie (zenzero, pepe bianco), articolato e di gran persistenza; del Grüner Veltliner ’08, cui le ghiaie chiare e le sabbie hanno reso finezza e complessità, ricordi di fiori bianchi, lime, vetiver, magnesia e mandarino, ben composti e persistenti; del Vinum Naturalis, chardonnay in purezza dai prevalenti rimandi a frutta gialla matura (regina claudia, banana), acidità “aranciata” e la consueta, spiccata salinità. A seguire il Grüner Veltliner Riserva ‘01 Buschberg, primo esempio di evoluzione virtuosa: il quadro organolettico riunisce in armonia un ricco e fine campionario di note d’evoluzione e il riverbero dei tratti giovanili. Spiccano tra le prime miele, spezie (cardamomo), sandalo, incenso, scorza di cedro candita, fiori macerati e a sorpresa il seme di senape; tra i secondi un fresco ritorno di fiori, agrumi e fave, svariato d’amaro. Il Ruländer 2009 da vigneti a conduzione biodinamica esprime unità e intensità già al naso con le lievi effusioni speziate e affumicate a impreziosire il frutto. La bocca è assai fresca e associa viola, giglio, ribes ed erbe aromatiche ai riscontri fumé. Molto sapido e lungo. Lo Zweigelt ’09 è compresso all’olfatto, cinerino, un impatto coerente con la fitta contestura dei sapori e la sensazione di volume, poi quella tattile dei tannini ben temperati. Nello ’07 la trama è già svolta e si stagliano ancora note di cenere, poi frutti scuri, rosa tea e terra, tutti persistenti. Il Blauer Portugieser ’09 è, per usare una definizione scolastica, il più tannico e richiama frutto nero, conifere, ginepro e pepe nero. In chiusura, il Blaufränkisch ’07: confetture di mirtillo e prugna, genepy, resina di pino e terra, freschezza già al primo impatto e progressione sinuosa, di crescente morbidezza. Persistenza leggermente inferiore rispetto alla Riserva ’07 che chiude la rassegna in un Magnificat, con i molteplici argomenti della sua eleganza: la superstite freschezza dei frutti rossi e scuri alternata alle loro confetture; erbe alpine, acqua di fiori (iris) e pino, curry rosso e incenso. Definizione, freschezza e persistenza.

Il tempo ci sfugge, ma il segno del tempo rimane [1]
Enologo vinificatore artigiano, si legge sul suo biglietto, ma Luigi Veronelli lo definiva l’Archimede Pitagorico del vino. Probabilmente erano in pochi a conoscere Gaspare Buscemi tra quelli che il 3 marzo hanno sborsato 450 euro per rendere più seducenti la cultura e l’immagine del vino. Il suo Collio Pinot Bianco Alture Riserva Massima 1987 figurava al Bibenda Day a fianco di celebrità come Salon e Monfortino, J.L. Chave e DRC. A Roma Gaspare non è sceso, probabilmente ha preferito mettere anche quel giorno la sua bottega semovente al servizio di un vignaiolo ligure, giuliano o piemontese, come ai tempi delle condotte enotecniche. A Villa Favorita c’era, con la solita cornucopia di bottiglie. Vederlo alle diciotto sotto l’assedio di un plotone di bikers in forma da Oktoberfest, lui fumante come una vaporiera, loro liquidi d’occhio e di loquela, è stato indimenticabile. Il comico è avvertimento del contrario: di primo acchito l’incontro tra l’uomo serio e gli easy riders mi è parso esilarante, tra il suo mescer mugugnando e le loro querimonie impastate. Poi ho inteso lo sdegno del miniaturista nel vedere lo scolaretto in gita squinternare i suoi codici come un sussidiario. Buscemi è artigiano vero e i suoi vini custodiscono, simili ai migliori manufatti, qualità e durevolezza. Connotati da grande coerenza e unità nell’integrazione degli elementi, affrontano il tempo e affermano il senso nobile della tecnica: rigore nell’esecuzione e libertà nel risultato. Tracannar vini come questi è uno schiaffo a estetica e cultura: perché proporsi di dar forma a una durata è esigenza di bellezza e di memoria. Fine dei miei pensieri inutili: ché quando ero ormai a un passo dal banco si sono udite mirabilie. Ho sentito Gaspare pronunciare l’impronunciabile e gelare gli aerofagi, accalorati nelle loro pelletterie. Bimbi, in silenzio e dietro la lavagna. Lontani, soprattutto, dalla grazia e dalla classe di due gemme:  le Riserve ’88 di Alture Bianco (pinot bianco in prevalenza) e Alture Rosso (merlot in prevalenza). I fiori, la nocciola, il miele e gli agrumi del bianco, le conserve di fragola e ciliegia, la rosa e la creta del rosso sono riflessi nitidamente conservati. Tuttavia, concedetemelo, sarebbe un sopruso esaurire la descrizione dei due vini in una sequela di riconoscimenti. La loro espressione del tempo è tensione emozionale tra presente e passato. Declinano la maturità senza nulla sacrificare a pulizia e tensione, facendone un vagheggiamento delle sensazioni e dei moti più giovanili e freschi. Sono simmetrici, la loro progressione è lenta e flessuosa. Come un liquido conciliabolo d’arpa, celesta e vibrafono.


[1] Baustelle, Le Rane, dall’album I Mistici dell’Occidente.

Immagini: quotidiano.net, bretzjoerg.com, gasparebuscemi.com

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Eccopinò 2012 | Il pinot nero in Toscana ci prova, e ci riesce

Fonte: IntraVino

Un po’ pazzi lo sono, bisogna ammetterlo. I produttori di vino che coltivano pinot nero in Toscana, nella considerazione degli appassionati bevitori, hanno lo stesso giudizio dei buongustai che giudicano gli allevatori di aragoste in Chianti Classico (c’è chi lo ha fatto, lo giuro!): attività completamente inutile. Ma i componenti dell’associazione “Appennino Toscano – Vignaioli di Pinot Nero” non si sono arresi, e dopo due anni di frequentazioni particolari, hanno costituito l’associazione, che si è presentata al Vinitaly 2011.

Le zone di provenienza sono legate alla montagna, come si evince dal nome: Garfagnana, Lunigiana, Mugello e Casentino che, come scrivono loro stessi “Mai avevano conosciuto, prima d’ora, un progetto che le unisse” e i malevoli arrivano a dire che non c’era un motivo, da un punto di vista enologico. Il pinot nero ha fatto il miracolo, soprattutto ha dato un senso alla coltivazione della vite in territori naturalmente ostici: il loro merito è stato poi quello di non fare lo sbaglio di alcuni produttori famosi, di zone nobili, che nei favolosi anni Ottanta si esibirono in dei pinot nero toscani legnosi, quasi corpulenti, stravolti dall’originale.

Loro no, hanno dato al vitigno la maniera di esprimersi al meglio. Non stiamo a cercare la Borgogna, non la si trova, ma una nuova maniera di intendere la Toscana sì! Per la prima volta si sono uniti a presentare la nuova annata, il 2009, per l’occasione sono riusciti a convincere un mostro sacro come Burton Anderson a lasciare il suo “buen retiro” per tuffarsi di nuovo nella folla di giornalisti ed addetti al settore, accorsi a Borgo San Lorenzo per capire dove questi curiosi sperimentatori stanno andando. Nove i vini in assaggio, il decimo è quello dell’azienda Frascole della famiglia Lippi, di Dicomano, che aderisce al progetto ma ha deciso di aspettare ad imbottigliare.

CASTELDELPIANO (Lunigiana) [Home] Bottiglie: 200
Melampo 2009. Bel colore porpora, invitante, limpido e luminoso. Al naso colpiscono le note di mirtillo unite a quelle di ribes, si manifestano lievi sensazioni fresche di erbe aromatiche, di sottobosco, qualche cenno speziato di cannella. Buon attacco in bocca, morbidezza iniziale che poi lascia spazio a tannini puntuti, peccato per il finale decisamente amaro. 76

PODERE CONCORI (Garfagnana) [Home] Biodinamico. Bottiglie: 1500
Pinot Noir 2009. Alla vista si presenta di un porpora deciso, piuttosto fitto. Sorprendono le sensazioni fruttate mature al naso, con la cotognata che si manifesta in maniera evidente, poi marmellata, di prugne infine ciliegie. Elementi speziati fanno da contorno, come i chiodi di garofano. Al gusto: caldo, avvolgente, un po’scorbutico, tannini vivaci per un finale saporito non troppo prolungato. 78

MACEA (Garfagnana) [Home] Biologico. Bottiglie: 2500
Pinot Nero 2009. Interessante alla vista, di un porpora vivace. Intrigante nella parte olfattiva, con cenni di spezie come noce moscata e macis, che si amalgamano ai sentori di frutti di bosco variegati, rinfrescati da note di erbe da macchia mediterranea. La freschezza in bocca è l’elemento caratterizzante, poi gustoso il finale, molto sapido e prolungato, con retrogusto divertente. 84

PODERE FORTUNA (Mugello) [Home] Bottiglie: 5000 – 4300
Pinot Nero Fortuni 2009. Luminoso all’esame olfattivo, di un porpora brillante. Il naso è ben impressionato da sentori di salmastro e iodio, che supportano elementi minerali. Si apre poi alla frutta (more) ma si rivelano anche sensazioni carnose. Avvolgente l’impatto in bocca, sodo, saporito, con tannini bilanciati, appetitoso, dimostra sapidità e grinta, con finale avvincente. 90
Pinot Nero Coldaia 2009. Non troppo vivace il colore, di un porpora che vira al granato. Cenni di salmastro al naso, ma sono lievi nuances che fanno spazio alle spezie come la cannella, il curry, i chiodi di garofano; poi arrivano i frutti dove la mora tende a svettare. Gradevole l’ingresso in bocca, largo, ampio, alterna sensazioni fresche ad altre più levigate. Tonico e succoso, ha un finale appena velato dall’amaro. 86

IL RIO (Mugello) [Home] Bottiglie: 4000
Ventisei 2009. Interessante alla vista, di un porpora che vira al granato dotato di bella luminosità . Non si manifesta subito al naso, inizia delicato con aromi di erbe aromatiche come alloro e mirto, poi lascia spazio a frutti come il ribes e il mirtillo. Delicato l’ingresso in bocca, non spinge, si allarga in maniera regolare, pulito, senza avere tannini in eccesso; netto il retrogusto di frutti di bosco, ma anche qualche cenno speziato di pepe. Il finale lo trova in regolare crescendo. 83

TERRE DI GIOTTO (Mugello) info@biologicodinamico.it Biodinamico. Bottiglie: 500
Gattaia Pinot Nero 2009. Alla vista si presenta di un rubino deciso, anche fitto. Insolite le note di menta iniziali all’esame olfattivo, che sono rinforzate da sentori floreali accesi, miscelati a quelli di erbe aromatiche. Si aprono poi elementi animali, come cuoio, e infine tabacco e more. Bella la pulizia che esprime in bocca, con vena acida sincera e vivace, succoso, con tannini lievi e finale prolungato. 84

FATTORIA IL LAGO (Rufina) [Home] Bottiglie: 1800
Pinot Nero 2009. All’esame visivo rivela un bel colore porpora, di limpidezza estrema. Buoni sentori di frutta matura come prugne e more sono i primi aromi, che dopo fanno scoprire vaniglia e chiodi di garofano, per poi completarsi con cenni di salvia e rosmarino. Morbido l’ingresso in bocca, largo, soffice, tannini fusi alla componente alcolica, finale invitante e dolce. 82

PODERE DELLA CIVETTAJA (Casentino) schegge@inwind.it Bottiglie: 600
Pinot Nero 2009. Rubino molto deciso alla vista, intenso. Al naso si mostra scorbutico all’inizio, con sentori di cuoio e pelle molto intensi, poi frutta cotta, come prugne e ciliegie, elementi erbacei variegati, infine note speziate gradevoli. In bocca si mostra ricco, carnoso, con tannini irruenti ma ben domati, con un finale sapido, avvincente, di buona lunghezza gustativa. 80

Here is the original post: Eccopinò 2012 | Il pinot nero in Toscana ci prova, e ci riesce

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Sciovinismi | La tua cantina è come una moglie: costa un sacco di soldi, occupa spazio, invecchia

Fonte: IntraVino

Nel mese di marzo del 2012 The Huffington Post pubblica nella rubrica Kitchen Daily un articolo di tendenza, nobilitato dal contributo di Tyler Colman, alias Dr. Vino: un anodino tentativo di dissuasione, rivolto a enofili e collezionisti, dal dotarsi una di cantina domestica a meno che non si risieda in una craie rémoise o nel Castello Orsini Odescalchi con annessi sotterranei. Secondo Colman, i vitivinicoltori sanno che non viviamo in manieri e producono in maggioranza vini pronti, senza aspirazioni di maturità o invecchiamento.

Sarà che l’esigenza di rendere il testo accessibile al pubblico medio di un blog liberal-generalista lo ha banalizzato; sarà che il bisogno, molto americano, di prontuari e riduzioni a bullet points ha svilito uno spunto plausibile a spento articoletto da rotocalco; sia come sia, il risultato è il proverbiale parto della montagna. Una sinossi mediamente ovvia, di dubbia utilità, redatta in uno stile pulito, con qualche tentativo poco riuscito di frase a effetto. L’alterità rispetto alla vita reale degli entusiasti e malaccorti collezionisti si rivela, tra l’altro, nell’omissione dai Biggest Mistakes To Avoid dell’abitudine di conservare le bottiglie in prossimità della Land Rover o dei pecorini di fossa.

Di fatto il contributo di Colman avrebbe potuto limitarsi a una piccola grande verità, lasciando ai redattori di THP il compito di vestirla in abiti provocanti, peparla, condirla in salsa piccante: il fatto che un vino non migliori le sue caratteristiche per il fatto di invecchiare in casa. Più a lungo lo si conserva, maggiori sono le possibilità che all’apertura lo si trovi esausto e sclerotico. “Comprate il vino – dice Dr Vino – solo quando vi serve e bevetelo al più presto”. Grazie.

Nei panni di un redattore, magari di uno che immagino stevensoniano, il cripto-sciovinista che in società si manifesta liberal, non mi sarei lasciato sfuggire l’atout: l’articolo si presta a un’interpretazione ardita ma non implausibile da parte di quanti – siamo noi, siamo tanti – barcollano sul ciglio della crisi coniugale a causa della destinazione di spazi crescenti alla conservazione delle bottiglie. In questo senso, il pezzo è un monito ai lettori della categoria maschio-sotto-assedio ed enofilo in procinto di ammettere una femmina in casa: sceglietela come scegliereste un vino da consumare tra le mura domestiche. Perché – sarebbe questa la versione del redattore – la donna e la cantina condividono il miraggio del mantenimento nel tempo e il vizio increscioso dell’obsolescenza. Fatta eccezione per questa biasimevole comunanza di destini, in ambito domestico donne e cantine sono in realtà su due piani diversi (anche sotto il profilo architettonico) e sovente conflittuali: ché la prima, a torto o a ragione, mal sopporta le scelte del maschio in merito all’allocazione del tempo e del denaro, vergognosamente sperequata a vantaggio della seconda.

Chiarita la possibilità di una versione cripto-sciovinista, possiamo finalmente leggere i consigli di Tyler Colman sotto una nuova luce.

- Avere una donna in casa può sembrare prestigioso per i più abbienti, ma per i più non è pratico, specialmente se non si hanno le risorse per far fronte ai suoi bisogni di conservazione negli anni a venire. La questione non tocca evidentemente i chirurghi estetici.

- All’atto di varcare la soglia della vostra casa, la donna media ha già superato da almeno due anni la sua età più florida.

- Le donne capaci di reggere l’invecchiamento sono pochissime. Verosimilmente non avrete mai occasione di invitarle a casa, ma se così anche fosse vi resteranno assai poco erisulteranno estremamente dispendiose.

- Il 98% delle donne non è concepito per reggere l’invecchiamento, bensì per il consumo immediato. Molti uomini commettono l’errore di tenersele troppo a lungo, o di tenerle in posti e condizioni che promuovono una senescenza anticipata.

- Se non fosse abbastanza chiaro, cercatevi una donna solo quando ne avete bisogno e  consumate al più presto.

- In merito al penultimo punto, Colman ricorda che le donne non vanno tenute:

1) sopra o in prossimità di frigoriferi, fornelli o forni a microonde;
2) sopra o vicino a radiatori, stufe o altre fonti di calore;
3) in locali soleggiati;
4)  in presenza di fonti luminose a incandescenza;
5)  in luoghi sottoposti a frequenti ed ampie variazioni della temperatura.

Arriviamo quindi al primo di due punti particolarmente controversi: se proprio avete i mezzi per iniziare a collezionar donne, Colman consiglia di provare quelle prescelte presso uno specialty retailer (!) e solo in visione gratuita con facoltà di reso, così da testare senza rischi il vostro gradimento. Se dopo questa prova vi siete convinti che la donna durevole vi piace, sappiate comunque che la sua resistenza alle insidie del tempo presuppone la sua acidità e astringenza;

Per concludere, un precetto con incipit sessista ed esito misterico-contemplativo: le donne non devono assolutamente esser conservate in posizione verticale, bensì distesa. In nessun caso vanno mosse o scosse: la vibrazione non giova loro.

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