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Tutte le ultime notizie sul mondo del vino

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Vent’anni de I Veroni e trecento di Rùfina. Il Chianti che non ha paura del caldo

Con l’understatement che gli compete e per cui è piuttosto famosa nel mondo del vino toscano, anche la Rùfina (anziché “Chianti Rùfina” come molti produttori preferiscono chiamarla) è arivata al prestigioso traguardo dei 300 anni di storia. Risale infatti al 24 settembre 1716 la promulgazione del bando con cui Cosimo de’ Medici delimitava questa zona preappenninica (allora chiamata “Pomino”) assieme a Carmignano, Chianti Classico e Valdarno di Sopra come territori di pregio speciale per il vino: un’iniziativa obbligata in parte dalla volontà del principale partner economico di allora (l’Inghilterra), stanco di dover continuamente verificare l’effettiva provenienza delle botti dalla Rùfina e dagli altri territori vocati di Toscana. A ribadire l’eccellenza di questo terroir  all’estremo sud-sud est della città di Firenze, con una serie di colline e zone pedemontane che salgono fino all’Appennino, oggi ci sono diverse aziende che ne stanno facendo il cuore del loro lavoro dopo (troppi) anni di sudditanza verso denominazioni vicine e più commerciabili.

E’ morto Quinto Chionetti

Proprio nei giorni di vendemmia del suo amato dolcetto – vitigno di Langa cui ha dedicato la vita conferendogli una dignità sempre più sfumata al di fuori della sua Dogliani – è morto a 91 anni Quindi Chionetti, patriarca dei vignaioli di Langa. Apprendiamo la notizia dal nipote Nicola “Per piu di mezzo secolo ha guidato l’azienda vinicola fondata dal padre Giuseppe in località cascina San Luigi. E’ stato lui a esportare i prodotti all’estero, fino negli Stati Uniti

Le annate calde e la Franciacorta, una verticale di EBB Mosnel per capirci di più

Hanno celebrato in grande stile lo scorso luglio, all’indomani dei Floating Piers, i 180 anni dell’azienda agricola in contrada Barboglio a Camignone. Oggi la famiglia Barzanò, con Giulio e Lucia al timone, guarda con ottimismo al futuro della Franciacorta, e dall’alto del suo “monticello” (Mosnel) prova a portare il suo contributo alla definizione di un territorio che è ad un passo dalla consacrazione

Il Reale 2016 di Niko Romito e Giovanni Sinesi, complessità e non complicazione. Anche nei bicchieri

Oggi ci sono poche esperienze in grado di cambiare la percezione del cibo in Italia. Un paese dove ancora fanno ridere e vengono condivise migliaia di volte le vignette sulla scarsità delle porzioni nei piatti dei ristoranti gourmet, la cucina di Niko Romito dovrebbe essere il non plus ultra dell’inconoscibile per quella parte di popolazione non appassionata di cibo e vino in Italia.

Mangiare a Roma. Il Pagliaccio di Anthony Genovese, l’anti-divo

Ci sono attori di film che tutti conoscono ma dei quali nessuno conosce il nome o la storia personale, ma su una cosa si conviene: sono bravi. In un’epoca cuciniera nella quale l’apparire ha assunto un’importanza notevole, un personaggio come Anthony Genovese può incarnare questa figura, spiazzante rispetto alla media, poiché bada esattamente al sodo, ovvero, lavorare nel suo locale per la soddisfazione del cliente, con una cura per le relazioni non snobistica ma semplicemente misurata. Tredici anni possono essere una data simbolica per chi ha chiamato il suo ristorante Pagliaccio , in onore alla madre, che evidentemente sa colpire bene le corde del figlio – regalandogli un quadro che gli suscita emozioni – e poi lui mette sul sito le parole di “Vesti la Giubba”, scritta da Ruggero Leoncavallo per l’opera “Pagliacci”

PokemonGo spiegato bene: cos’è, come funziona (e cosa può fare per voi e il vostro vino)

Thomas Vinterberg – regista di Festen e co-creatore del Manifesto Dogma95 con Lars Von Trier – in un piccolo saggio su Wired afferma che “il più potente strumento di aggregazione dei tempi di oggi rimane il vino”. Probabilmente ha scritto il suo pezzo prima che sui telefonini di tutto il mondo apparisse PokemonGo, l’app che di fatto ha cambiato per sempre la percezione della realtà aumentata, una tecnologia piuttosto risalente ma che fino ad oggi non era stata capita, né nella sua essenza né soprattutto nelle sue potenzialità espressive e di marketing. PokemonGo è solo l’ultimo di una sterminata serie di prodotti cartacei ed elettronici che sfrutta un universo nato una ventina di anni fa, e continuamente aggiornato, fatto di piccolo mostri (“pocket monster” da cui “Pokemon”) da collezionare sotto forma di carte da gioco – trading cards – e con cui organizzare battaglie e tornei con amici

Umbria Jazz come scusa per una panoramica sui vini di Perugia

Quando l’altro giorno ho letto il bel post di Sara su alcuni dei più vibranti locali di Perugia -pezzo che idealmente è possibile affiancare anche alla guida  a Umbria Jazz pubblicata l’anno scorso- ho subito pensato che sarebbe stato bello scriverne un altro dedicato ad alcune delle più interessanti cantine della zona. Della serie: dove bere è importante, cosa ordinare altrettanto. E poi recentemente in un’enoteca di Milano un amico mi chiedeva proprio dell’improvvisa crescita della scena cittadina, fenomeno tutt’altro che trascurabile che ha visto protagoniste diverse belle realtà nate solo negli ultimi anni, cantine anche molto piccole capaci di dare una scossa alla sonnolenta produzione di quelli che la denominazione chiama Colli Perugini.

I Mandorli | Biodinamica fin dall’origine: sangiovese, cabernet e terroir in Val di Cornia

Quando un’azienda in Toscana stupisce per il suo sangiovese fuori zona , ma raccoglie premi anche per il cabernet che produce, pare lecito pensare che le vigne sorgano in luoghi davvero speciali e fortunati. In questo caso si rivelano tali anche grazie alla biodinamica applicata praticamente sin dal principio, in un territorio tra il mare e le Colline Metallifere non certo semplice e accogliente, quindi da sempre poco considerato per la viticoltura

Mangiare a Roma: l’ultima Metamorfosi del ristorante di Roy Caceres

Se si sceglie un nome per un ristorante, poi tocca essere coerenti nel prosieguo dell’attività: Roy Caceres , cuoco colombiano di origine, italiano di adozione, internazionale nella sua espressione culinaria, lo è senz’altro, avendo applicato alla lettera quanto da lui espresso nel nome prescelto. Il suo ristorante ha subito una vera metamorfosi nell’ultimo anno, una sorta di studio concettuale che si ritrova appena varcata la soglia, anzi, già dalla porta esterna, cambiata per rendere più misterioso l’ingresso: la conferma che tutto è cambiato arriva da una differente gestione degli  spazi interni, ora più liberi, e dai  colori chiari, valorizzati grazie a luci studiate, un vuoto apparente che lascia concentrare meglio sulle portate e, quindi, sull’esperienza gustativa che non deve essere rovinata da sovrastrutture (borghesi si sarebbe detto una volta).