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Mangiare a Roma. Il Pagliaccio di Anthony Genovese, l’anti-divo

Ci sono attori di film che tutti conoscono ma dei quali nessuno conosce il nome o la storia personale, ma su una cosa si conviene: sono bravi. In un’epoca cuciniera nella quale l’apparire ha assunto un’importanza notevole, un personaggio come Anthony Genovese può incarnare questa figura, spiazzante rispetto alla media, poiché bada esattamente al sodo, ovvero, lavorare nel suo locale per la soddisfazione del cliente, con una cura per le relazioni non snobistica ma semplicemente misurata. Tredici anni possono essere una data simbolica per chi ha chiamato il suo ristorante Pagliaccio , in onore alla madre, che evidentemente sa colpire bene le corde del figlio – regalandogli un quadro che gli suscita emozioni – e poi lui mette sul sito le parole di “Vesti la Giubba”, scritta da Ruggero Leoncavallo per l’opera “Pagliacci”

In chi è stato al Povero Diavolo rimarrà sempre un ricordo così di Pier Giorgio Parini e Fausto Fratti

La titubanza fu minima, proprio quell’attimo nel quale pensi semplicemente alla normalità ma poi, avendo scelto un mestiere come quello del critico gastronomico, sai che devi andare avanti: il boccone di tartare di pecora fu assorbito in un attimo e la sensazione rimase a lungo, nella bocca, nello stomaco e nella testa. Sdoganato un altro alimento, grazie a quel ragazzo scanzonato e dall’aria allegra e lieve: Pier Giorgio Parini , cuoco fuori schema, che forma la strana coppia con il titolare Fausto Fratti . Vederli assieme fa capire come  sia possibile unire caratteri diversi, probabilmente grazie anche alla presenza della moglie di Fausto, Stefania, per regalare ai clienti un’esperienza gastronomica divertente e mai banale.

La crisi finanziaria internazionale tra la vendita di Vietti e i ribelli Comité régional d’action viticole

Regolarmente, in contesti storici differenti ma in condizioni di processo similari, il sistema capitalistico produce crisi derivanti da sovrapproduzione di merci che trovano difficoltà di allocazione, provocando stagnazione, caduta dei prezzi, disoccupazione di massa, salari bloccati: ogni crisi di sovrapproduzione è anche crisi finanziaria, con modalità e forme assai differenti. Ma non è questa la sede per parlarne. Occorre aggiungere, per completare il quadro, che la crisi tocca generalmente beni di largo e larghissimo consumo, ma non possono essere esclusi, a priori, neppure i beni di lusso o presunti tali, come avvenne per la famosa caduta dei tulipani olandesi a metà del 1600. Non dobbiamo dimenticare che ogni testo ha il suo contesto di produzione e, quando Marx scrive che “ nelle crisi scoppia un’epidemia sociale che in ogni altra epoca sarebbe apparsa un controsenso: l’epidemia della sovrapproduzione ” dove “ la società si trova improvvisamente ricacciata in uno stato di momentanea barbarie; una carestia, una guerra generale di sterminio sembrano averle tolto tutti i mezzi di sussistenza; l’industria, il commercio sembrano annientati, e perché

Vernaccia di San Gimignano: la storia (video) di come bevevano i ricchi e potenti del Medioevo

Nella regione Toscana “ovunque bella”, come afferma il nuovo mantra della comunicazione istituzionale, ci si prepara a Calici di Stelle 2016 con una piccola anteprima in quel di San Gimignano. L’occasione è propizia per scomodare due storici del vino, Giuliano Pinto e Marco Lisi – ex sindaco appunto di San Gimignano – per ripercorrere brevemente la storia della più famosa denominazione bianca di Toscana, e di come da vino comune sia assurto al rango di vino dei ricchi e potenti nel Medioevo, per poi entrare in crisi dall’arrivo dei vini dorati, ricchi e dolci dalla Grecia prima e per la concorrenza di tè, caffè e cioccolato poi. Un piccolo grande viaggio tra i secoli che ci aiuta a mettere i nostri gusti e priorità al loro (giusto) posto.

Questo è il nuovissimo disciplinare di produzione del vino naturale VinNatur, riflettiamoci sopra

È passato poco più di un anno da quando per la prima volta avevamo sentito parlare dell’intenzione da parte di VinNatur, la principale associazione italiana di produttori di vino naturale, di redigere un vero e proprio disciplinare di produzione. Un insieme di regole condivise tra tutti i membri relative tanto alle pratiche ammesse in campagna quanto a quelle di cantina. Una sorta di manifesto capace di mettere bene in chiaro quello che si può e quello che non si può fare per essere parte della realtà presieduta da Angiolino Maule (in foto)

PokemonGo spiegato bene: cos’è, come funziona (e cosa può fare per voi e il vostro vino)

Thomas Vinterberg – regista di Festen e co-creatore del Manifesto Dogma95 con Lars Von Trier – in un piccolo saggio su Wired afferma che “il più potente strumento di aggregazione dei tempi di oggi rimane il vino”. Probabilmente ha scritto il suo pezzo prima che sui telefonini di tutto il mondo apparisse PokemonGo, l’app che di fatto ha cambiato per sempre la percezione della realtà aumentata, una tecnologia piuttosto risalente ma che fino ad oggi non era stata capita, né nella sua essenza né soprattutto nelle sue potenzialità espressive e di marketing. PokemonGo è solo l’ultimo di una sterminata serie di prodotti cartacei ed elettronici che sfrutta un universo nato una ventina di anni fa, e continuamente aggiornato, fatto di piccolo mostri (“pocket monster” da cui “Pokemon”) da collezionare sotto forma di carte da gioco – trading cards – e con cui organizzare battaglie e tornei con amici